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sabato 6 maggio 2017

Tre volte te di Federico Moccia

"Nostalgia, nostalgia canaglia.."
Al Bano

Carissimi lettori di Born to be Wilde,
sono ben 2 anni che non apro questo blog e, guardacaso, sono ben 2 anni che lavoro a tempo indeterminato. Coincidenza? Io non credo (dammit!). Vi dirò la verità, da quando lavoro ho davvero poco tempo da dedicare alla lettura (double dammit!) e purtroppo non è proprio come diceva Pennac, che il tempo lo si trova, perchè quando sei stressato e hai duecento scadenze il giorno dopo, hai solo due pensieri: consegnare il progetto e dormire! Anyway, dal titolo, avrete capito che oggi non mi limiterò ad annoiarvi con le mie vicende sul passaggio dal fancazzismo universitario alla vita reale... vi racconterò dell'ultimo libro che ho letto (700 pagine in due giorni, ma vi ricordate che sono una lettrice rapida quando voglio, vero?). Ora, so bene cosa stanno pensando alcuni di voi.. Ma come? Questa non scrive da 2 anni e decide di recensire questa cagata di Moccia? Ebbene si, siate clementi e pensate che sì, vi dovete ciucciare sta recensione ma che, sì, sono tornata (non so con quale cadenza temporale..)! Comunque, Amor omnia vincit, nel senso che gli do io: il primo amore non si scorda mai.

Sapete che sono una lettrice, oltre che rapida, molto critica. Chiunque dica che 3 metri sopra il cielo fosse scritto male e fosse solo uno dei tanti young adult per decerebrati è in errore. So però quanto i sequel e i prequel possano risultare una versione trita e ritrita. E non vi prenderò in giro dicendo che il nuovo romanzo di Moccia è straordinario, dalla trama avvincente e dai voli stilistici da prestigiatore. Nope. Se dovessi dare un voto a questo romanzo darei un 6. Appena sufficiente. E probabilmente la sufficienza è data dal forte sentimento di nostalgia che è scaturito in me, non appena ho letto su internet che Step e Babi erano tornati. La 18enne che è in me è saltata sulla sedia e si è lanciata nell'acquisto immediato. Ma entriamo nel vivo della recensione:

Come detto sono circa 700 e più pagine. Il libro è tutto sommato scorrevole e ci spiega un po' a che punto sono rimasti i nostri eroi letterari: un tuffo per le strade di Roma e ritroviamo Step che ha una vita tutto sommato soddisfacente (lavora come produttore tv ed è fidanzato con Gin, a sua volta quasi-avvocato) e Babi, infelicemente e riccamente sposata al pirla con cui si era messa in Ho voglia di te. Fin qui nulla di nuovo. Il problema è che Step continua a pensare a Babi (ma va?) e Babi continua a pensare a Step (surprise!). Il tema quindi è: Babi riuscirà a riprendersi Step? Quello dovete scoprirvelo da soli (o scrivermi in privato :D). Moccia vorrebbe tanto che i due personaggi principali ci sembrassero adulti e cresciuti.. si vede proprio che si sforza.. ma nun je la fà. Babi non è cambiata: è la solita stronza egoista e priva di empatia per chiunque non ami (daje così!) mentre Step è irriconoscibile. Ce lo ricordavamo determinato, sicuro e soprattutto coerente, o me lo sono sognato? Ora è il classico pavido 30enne che non riesce a mettere insieme una decisione che sia una, nemmeno con l'aiuto da casa (buuuuuuuh). Complici alcuni colpi di scena finali che mannaggiallui (a Moccia) rendono la vicenda ancora meno credibile, ottenete un libretto che assolve alla sua ragion d'essere solo ed esclusivamente nel finale.

In definitiva, il romanzo si legge abbastanza bene, avrei tagliato solo qualche pagina di magagne decameronesche relative all'attività lavorativa di Step.

Ovviamente sono ancora presenti gli amici di una volta: Pollo (?), che dà consigli a Step anche da morto (grandissimo), Pallina che sembra aver risolto la sua vita e sembra riuscire a vivere anche senza Pollo, la sorella di Babi che tra tutti sembra quella più risolta, la sciura Gervasi (sempre simpatica come un dito nel culo) e il buon Claudio (che ne imbrocca una dietro l'altra).

E Gin? Gin mi è sembrata la caricatura di sè stessa (non che prima mi sembrasse un personaggione memorabile). Ho sempre fatto il tifo per Babi, non lo nascondo. Gin è sempre stata troppo "sottona" e il suo voler vivere una storia d'amore come quella di Step e Babi..senza Babi, ne fa un personaggio caricaturale: sempre insicura, sempre le stesse frasi da cozza appiccicosa.. Per ovviare a questo bagno di melassa devo dire che Moccia ha trovato un espediente un po' infame, che alla fine la fa uscire quasi come una Madonna.

Detto ciò, cocchi i'm back (per quelli a cui interessa). Fatemi sapere se l'avete letto e cosa ne pensate... perchè a quanto pare sembro l'unica ad averlo letto tra i miei conoscenti (anche se su IBS pare sia al 6° posto tra i libri più letti in Italia.... qualcuno si vergogna per caso? Ahaha).


Voto: 6




martedì 30 settembre 2014

#8 Le Boudoir: intervista a Caterina Franceschi, artigiana

Intervista a Caterina Franceschi, artigiana

Amici, come sapete è da molto che non scrivo sul blog ma è anche vero che sono cambiate molte cose: ho lasciato il mio precedente lavoro, ho finito di dare gli esami mancanti, mi sono laureata, mi sono rilassata al mare e ho trovato un nuovo lavoro..insomma aria di cambiamenti. Ma il blog, quello no, non cambia mai. Così ho deciso di intervistare una ragazza che sta cercando di cambiare la sua di vita grazie a una sua grande passione: il cucito. Quello che nasce come un semplice hobby, da una piccola pagina facebook, sta diventando una possibile fonte di guadagno e realizzazione grazie all'impegno e alla creatività che questa ragazza ci sta mettendo. Come sapete, ho da sempre una naturale inclinazione per tutto l'artigianato in generale, ma quando l'artigianato include borse, pochette e tutti quei piccoli accessori che noi donne amiamo, allora la naturale inclinazione si trasforma in vera e propria ossessione ed è cosi che ho conosciuto Caterina Franceschi, di Pistoia :)

Nota ai più come "I gioielli di Caterina", mi sono fatta raccontare da lei com'è, coi tempi che corrono, che si prende la decisione di dare vita ad un business così difficile da intraprendere. E questo è quello che mi ha raccontato e che voglio condividere con voi:

Ciao Cate, grazie per avermi concesso questa breve intervista, è bello trovare persone che hanno una passione e la inseguono con tanta tenacia come fai tu. Ma raccontami, quando e perchè hai cominciato a creare le cose meravigliose che possiamo ammirare sulla tua pagina Facebook?

Caterina: Ho cominciato nel lontano 2002.. dopo essermi diplomata ho iniziato a lavorare in un negozio di arredamento, progettavo e disegnavo, ma avevo una grande passione per il cucito e tutto cio che è manuale. Un bel giorno al negozio fecero pulizia dei campionari di divani, io portai tutto a casa e cominciai a fare borse..Le partavo in un negozio di abbigliamento a Pistoia, dove vivo e cominciai a venderne qualcuna. Due anni dopo ho cominciato a lavorare a tempo pieno in un altro negozio di materiali edili e rivestimenti quindi ho un po abbandonato. Nel 2010 la ditta chiuse e io ho ricominciato.

Quindi, è stato un po' un fare di necessità virtù! Lo trovo piuttosto ammirevole, lasciamelo dire :) So che comunque Facebook è pieno di giovani artigiani che tentano di utilizzare i Social Network per far conoscere i propri prodotti. Tu come pensi di estendere il tuo piccolo business?

Caterina: Ora sto ingranando, mi sto facendo conoscere tramite i social e le persone come te, che hanno un blog o che fanno parte di qualsiasi cosa che riguardi la moda. Ho ricevuto molte porte in faccia, ma piano piano sto ingranando..

Mi dispiace molto sentire che hai ricevuto molte porte in faccia perchè fai cose davvero stupende e una persona che inizia un'attività del genere secondo me merita tutto il supporto morale e la comprensione che trova. Se le persone fossero un po' più bendisposte nei confronti dell'artigianato, nella situazione attuale forse molti giovani potrebbero reinventarsi un lavoro. Vista questa sfrenata concorrenza, però, cosa distingue i tuoi prodotti da quelli attualmente sul mercato? Perchè una persona dovrebbe scegliere una tua borsa al posto di una griffata?

Caterina: Il mio prodotto oltre ad essere fatto interamente a mano è fatto con il cuore e la passione e con materiali un po' piu ricercati di quelli attualmente sul mercato. Ciò che in definitiva caratterizza maggiormente le mie creazioni è l'utilizzo di stoffe che servono a tutt'altro..tende, tappezzeria ecc. Diciamo che la mia passione per l'arredamento si è traslata sulle mie borse. E poi l'idea di rendere felice una persona con una mia creazione mi manda al settimo cielo..

Qual'è secondo te il problema attuale per chi sceglie di diventare artigiano e di provare a vivere di questo mestiere?

Caterina: Vorrei farne un lavoro ma il Made in Italy che non sia quello delle grandi marche e il "fatto a mano" non sono molto apprezzati nella mia piccola città...vorrei infatti espandere il mio prodotto il più possibile tramite internet e i social network per fare il grande salto.

E perchè secondo te non vengono apprezzati a Pistoia? La Toscana è nota nel mondo per i suoi artigiani..

Bhe a Pistoia tutti vogliono apparire e sono "fatti con lo stampino", la novitá non viene concepita. Se mi tingo i capelli di verde e mi metto le Converse vado bene, se mi vesto normalmente e indosso una borsa diversa dalla Gucci nn va bene.. Mi sembra sia indice di una mentalità un po' ristretta..

Concordo con Caterina e penso che quello che dice, che ha vissuto in prima persona, debba farci riflettere. Visto che si avvicina il Natale (manca ancora un po' ma non fa mai male portarsi avanti no?) perchè non date una bella spinta all'artigianato Made in Italy? Ci sono persone davvero creative e che meritano più di una chance con le loro meraviglie e Caterina è una di queste. E poi, volete mettere un prodotto speciale, spesso unico, rispetto alle solite cagate dei centri commerciali? Perciò, che sia Natale, S.Valentino o Compleanno, compriamo artigianato Made in Italy. 

Vi lascio con il link Facebook della pagina di Caterina "I gioielli di Caterina" e una bella carrellata di fotografie dei prodotti di Caterina, tra cui la pochette in pelle e tessuto che ha insistito per realizzare appositamente per me :)









Mi piacciono assolutamente tutte ma.. ecco la miaaaa <3 





Non è fantastica? So che le donnine già mi invidiano :) 
Ringrazio Caterina per la sua pazienza e disponibilità, noi invece ci vediamo alla prossima intervista!:) Se avete da segnalarmi cciovini interessanti e rampanti scrivetevi, mi raccomando.


mercoledì 13 novembre 2013

Piccole recensioni per piccoli risparmiatori n°8: I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe

"Tutto il mondo si dissolve nel nulla, e un uomo, che per volontà altrui, ma senza un intimo interesse o un sogno, ricerchi affannosamente denaro, onori o altro, sarà sempre un pazzo."
"Certe volte mi accade di non poter capire come un altro possa volerle bene, abbia il diritto di volerle bene, mentre io l'amo così esclusivamente, così intensamente e non conosco, non so, e non ho altro che lei."
"Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio?" Werther

Carissimi Lettori selvaggi, rieccoci alla collana Live di Newton Compton, per la vostra e mia gioia. Era da moltissimo tempo che volevo leggere qualcosa di Goethe e mi sarebbe piaciuto cominciare da Le affinità elettive ma mi è stato regalato questo e a caval donato, si sa, non si guarda in bocca.
Comincio subito dicendo che pensavo fosse molto peggio di quanto in realtà non sia stato riguardo al tono utilizzato da Goethe nei panni di Werther..Dai tempi del liceo, mi ricordavo enormi periodi aulici e pesantezza a cascate. Invece no, ricordavo male. Si, certamente Goethe si esprime in maniera consona alla sua epoca (1800) ma niente di così terribile da approcciare. Essendo uno dei maggiori esponenti del Romanticismo tedesco, è inoltre normale trovare dissertazioni sulla Natura, sullo stato dell'essere umano, sulla felicità e sulla Morte..tuttavia ho abbastanza esperienza in letture di questo filone da aver apprezzato anche quelle parti, seppur con una certa fatica. 
Entriamo però nel vivo della recensione: cominciamo bene, secondo i mie canoni, perchè innanzitutto è un romanzo epistolare (yeah). Le lettere di Werther, a volte indirizzate al suo amico, tale Guglielmo, a volte indirizzate a sè stesso come se provenissero dal suo diario, raccontano il trasferimento in provincia da parte del protagonista. A causa di avvenimenti passati in città, Werther decide di ritemprare il proprio spirito andando a stabilirsi in campagna per gioire delle piccole cose che la Natura poteva offrirgli. Questo è un tema spesso affrontato dai Romantici..il problema è che talvolta il protagonista di un romanzo romantico è spesso dotato di un temperamento impetuoso e quindi l'interesse per la Natura si spegne non appena il giovane riesce a focalizzare la propria attenzione su una belle dame. Ed è proprio così che succede al nostro Werther: si innamora della figlia ipervirtuosa del borgomastro, Carlotta che però è fidanzata con un altro, Alberto. All'inizio Alberto si trova all'estero per sbrigare alcuni affari, lasciando quindi campo libero a Werther che si innamora pazzamente della giovane, senza però mai manifestare segno alcuno della sua passione per lei. I problemi sorgono quando Alberto torna e Werther si trova suo malgrado nell'infausto ruolo di terzo incomodo. Chi conosce la letteratura dell'800 sa che un fidanzamento all'epoca era inscindibile e che precedeva direttamente il matrimonio quindi Werther parte già svantaggiato nella mente del lettore..
Inutile continuare nella narrazione della trama altrimenti parte un mega-spoiler e Dio non voglia che vi tolga il piacere di leggere questo capolavoro del Romanticisimo tedesco. E' noto ai più, comunque, che quella di Werther è una vera e propria tragedia. E che la cosa, a fine romanzo, è abbastanza irritante.
Ps: Se avessi potuto, il titolo che avrei messo a questo post sarebbe stato qualcosa come "Carlotta è 'na zoccola". E con questo concludo.
Voto: 8




Ti ricordi di me? di Sophie Kinsella


Non sono una grande fan del genere chick-lit però devo ammettere che ogni tanto ci sta leggere un romanzo semplice, rapido,indolore. Quando si ha bisogno di svagarsi un po’ la Kinsella con le sue storie semplici e poco credibili, è quel che ci vuole. Ho letto questo romanzo a cavallo di due mesi in due tranches separate: iniziato ad Udine e finito a Cesano Boscone, è uno di quei romanzi che anche se passan mesi non rischi di dimenticarti i dettagli della trama perché la trama è talmente semplice che sai già come andrà a finire ma vuoi lo stesso gustarti un po’ di happy ending a buon mercato. Nei periodi un po’ giu è quel che ci vuole! Un gruppo di amiche affiatate, una vita un po’ così, una faccia un po’ così e l’uomo della vita dietro l’angolo. Si, come no, ditelo anche a Carrie&co. che per  trovare un uomo decente a NY hanno dovuto aspettare sei  stagioni e due film. Detto ciò non so se sono più irritata con la Kinsella che propinandoci sempre la stessa brodaglia riesce a far milioni a palate o con me stessa che in un momento di debolezza mi son lasciata trascinare dal genere “e vissero felici e contenti”. Bah!

Ma siam qui quindi recensiamolo: il romanzo narra le vicende di Lexi Smart, una giovincella americana che una mattina si sveglia in ospedale credendo di avere 25 anni, denti da castoro, mani inguardabili e una vita che va a puttane. Invece scopre di averne 28, di anni, di avere un bellissimo sorriso, una manicure appena fatta e soprattutto di essere sposata ad un affascinante giovanotto multimiliardario. Comincia così a capire ce ha avuto un incidente durante il quale ha perso del tutto la memoria degli ultimi tre anni. Un bene? Un male? Come ha fatto, da brutto anatroccolo squattrinato a trasformarsi in un rampante cigno in carriera? Qui comincia la parte divertente..ovviamente condita da morale perbenista come se piovesse: è sempre tutto oro quel che luccica?! Ma ovviamente no, cari i miei Capitan Ovvio ..ok non spoilererò nulla. Leggetevelo quando siete un po’ giu di morale che qualche risata sicuramente ve la strapperà.
E mi raccomando, godetevi “la vita in stile loft!”

Voto 6+



lunedì 4 novembre 2013

Il bar sotto il mare di Stefano Benni

“Il nostro quartiere sta proprio dietro la stazione. Un giorno un treno ci porterà via, oppure saremo noi a portar via un treno. Perché il nostro quartiere si chiama Manolenza, entri che ce l’hai ed esci senza. Senza cosa? Senza autoradio, senza  portafogli, senza dentiera, senza orecchini, senza gomme dell’auto.”  La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case

“Vorrei morire, morire, morire, morire ma lo fanno già tutti.” California Crawl

“-Dice bene signor diavolo. Tra artisti. E lei, proprio lei mi accusa del peccato di superbia! Ma esiste arte senza eccesso? Ciò che chiamiamo misura non è forse la pantofola che infiliamo dopo un lungo viaggio di visioni? Esiste una lingua senza metafora, un pranzo senza relever, un diavolo senza zanne?” Il più grande cuoco di Francia

Avrò letto questo romanzetto almeno due settimane fa ma non sono riuscita a scriverne la recensione che oggi! Un vero peccato perché l’entusiasmo che ti lascia una buona lettura purtroppo scema prestissimo. Comunque sia era da un po’ che volevo leggere un romanzo di Benni e, su suggerimento di un’amica, un giorno, trovandomi in Mondadori  mi son detta “Bando all’avarizia, spendiamo sti 9 euro”..un piccolo lusso che le mie povere finanze possono ancora permettersi :D
Non sono una grande fan delle raccolte di racconti..forse perché penso sia difficile condensare qualcosa di davvero interessante nello spazio di poche pagine. L’unico autore di fronte al quale mi sono inchinata è stato Buzzati con i suoi geniali racconti della raccolta La boutique del mistero, dove ogni storia è una perla. Due su tutti sono La giacca stregata (che potete leggere qui) e Inviti superflui (che potete leggere qui). Quindi ero un po’ prevenuta nei confronti di questo libro ma devo ammettere invece che Benni ci sa fare: ha un linguaggio che mi piace e mi ha colpito soprattutto quel suo essere semplice ma andare dritto al sodo, il tutto condito da un’ottima dose di ironia che non guasta mai.

Il romanzo in realtà è una raccolta di racconti, 24, che corrispondono ad altrettanti personaggi e ad altrettante cifre stilistiche. Mi spiego: l’antefatto narra di un personaggio, chiamato l’Ospite che vagando per l’immaginario porto di Brigantes si ritrova a seguire un  vecchietto molto distinto con una gardenia all’occhiello il quale, scendendo delle scalette che portano al mare, scompare sott’acqua. Nel tentativo di salvarlo l’Ospite si troverà anche lui nel suddetto Bar sotto il mare. Qui, gli avventori, un gruppo di 24 persone, racconteranno a turno le storie più stravaganti variando per stile e registro.  Penso che la versalità di Benni sia eccezionale e del tutto credibile. Dalle storie del paese Sompazzo che ci ricorda Vitali, a Nastassa , il racconto dal finale comico sulle orme dei grandi russi o a Il più grande cuoco di Francia che rimanda a Maupassant , dall’horror story alla Poe al giallo di Priscilla Mapple che fa molto Agatha Christie, al racconto Il destino sull’isola di San Lorenzo che invece mi ha riportato ai profumi brasiliani di Jorge Amado..insomma una varietà unica e ripeto assolutamente credibile nel suo genere. Ovviamente non tutti i racconti mi sono piaciuti ma questo dipende moltissimo dal fatto che era come cambiare libro ogni volta e che ci sono generi che mi piacciono più di altri. Che dire di più? Merita assolutamente una lettura e penso che per me Il bar sotto il mare rappresenti il primo di Benni di una lunga serie. Voto 9




venerdì 11 ottobre 2013

Distorsioni di Giorgio Tonelli

Don Tonelli, dopo la sua splendida dichiarazione d’intenti un po’ joyciana, ha deciso di regalarci una preview della sua raccolta di racconti: Distorsioni è uno di questi e devo ammettere che tra quelli letti, è il mio preferito. Se vi interessa dargli un’occhiata lo potete trovare qui in pdf; lo scaricate in tre secondi. Vi consiglio caldamente la lettura di Distorsioni se avete intenzione di leggerne la recensione giacchè non spoilero un bel nulla, fannulloni!

"Superata una piccola spiaggia inizia la salita, sempre più in alto, fino alla cima della scogliera. Lassù il sentiero di sassi lascia spazio a una piccola radura verde. Ci sono delle panche di pietra grezza, senza gambe, adagiate sull’erba. Ci sediamo, con l’alito del mare addosso e le stelle per luci. Siamo sul tetto di Bilbao." Paolo


Bravò! E’ quello che penso mentre finisco di leggere uno dei racconti di Tonelli. Un sacco di gente dice “Eh scrivo” col sorriso sornione di chi si aspetta che tu dica “Quando mi fai leggere qualcosa?”. Okay, io sono una di quelle curiosone che va chiedendo in giro ad aspiranti talenti di leggere le loro opere prima, però devo ammettere che mi son sempre capitate cagate pazzesche. Non che il racconto di Giorgio Tonelli sia paragonabile alle perle di Buzzati, no, però è una di quelle letture che riescono (per quanto brevi) a catapultarti in un’altra dimensione per un po’. Quindi, come il protagonista, anche noi siamo a Bilbao, anche noi siamo ad una festa erasmus, anche noi siamo sdraiati sugli scogli con un/a sconosciuto/a,  anche noi in terra straniera assediati da una lingua straniera e in balia degli eventi:  fantastico! Questo è uno degli aspetti positivi della narrazione di Tonelli: in tre parole e quattro aggettivi ti dipinge il contesto, ti costruisce un’atmosfera. Touchè, io non ne sono capace.  Le vicende sono situate su due livelli spazio-temporali differenti che si intersecano e qui si passa alle note dolenti: ho dovuto rileggere alcuni passaggi per capire dove ci trovassimo e soprattutto il perché di determinati dialoghi. E’ un gran bello strumento quando lo si sa usare.. Probabilmente è un effetto voluto dall’autore perché quando si arriva a leggere il finale diventa tutto più chiaro ma sembra che ci sia necessità di affinare ancora un po’ la tecnica, forse.
La trama è originale: un giovincello si ritrova nel Paesi Baschi e conosce una strana India che, complici un paio di bicchieri di tinto de verano , lo convince ad andare sugli scogli. Le opzioni che vengono in mente ai più sono o un bell’amplesso al chiaro di luna dove l’importante non è capirsi ma tarellare (vecchi sporcaccioni, vi ho beccato) oppure lei che gli tira una mazzata in testa, lo deruba e scappa (io optavo per questa.. sarà che vedo troppe puntate di Hannibal). E invece, mi dispiace deludervi, ma lei gli racconta una storia e poi si abbioccano. Il risveglio dovete leggervelo da soli. Personalmente amo le fiabe quindi la storia che l’india racconta al protagonista per me è una vera e propria chicca. Unica cosa gli intermezzi del post-avventura rimangono un pochino fumosi soprattutto nella parte iniziale.
Detto ciò, per quanto io possa essere amica dell’autore, non avrei mai recensito un racconto che non potesse definirsi tale. Le caratteristiche del racconto ci sono tutte. Lo stile denota un bel background culturale e un’esperienza delle più disparate letture:  i retaggi maggiori sono quelli del realismo sporco bukowskiano anche se per me è palese che Tonelli stia cercando di definire uno stile tutto suo e che non cada nella banalità del plagio.La proprietà di linguaggio è molto buona e secondo me c’è del talento.

Mi sento di dare un 6+. Forza e coraggio!

Bilbao at night


giovedì 10 ottobre 2013

#7 Le Boudoir: intervista a Giorgio Tonelli, aspirante scrittore, Parte Prima

Intervista a Giorgio Tonelli, aspirante scrittore, 25 anni


Giorgio Tonelli, nato a Latisana, in provincia di Udine (suo malgrado), il 17 novembre 1988, si laurea in Scienze della Comunicazione a Padova. Lavora a Milano per un anno e mezzo come pr, copywriter e gestore dei social, salvo poi riapprodare al mondo universitario con una specialistica in Comunicazione Pubblica e d’Impresa. Il suo obiettivo in questo momento è quello di scrivere una raccolta di racconti e il suo stile ricorda molto il realismo sporco che ultimamente sembra, tra l'altro, essere tornato alla ribalta.

Lettori selvaggi, so che di solito un’intervista contempla tutta una serie di domande e tutta una serie di risposte in uno scambio di battute tra due individui. Però, però, però, di rado mi è capitato di fare un’intervista vis à vis a un mio conoscente. L’intervista per essere tale e rigorosa, solitamente non avviene tra due amici che si bevono un caffè e inventarmi domande su cui plasmare le risposte date nel corso di una conversazione mi sembrerebbe abbastanza macchinoso e innaturale. E’ per questo che, all’insaputa dello stesso intervistato, ho deciso di pubblicare qui sul blog un suo flusso di pensieri a proposito dei suoi obiettivi di aspirante scrittore: come ci siamo detti a voce, ecco la sua dichiarazione poetica. Ciò che l’intervistato mi ha inviato in formato Word prima del nostro incontro rispecchia in tutto la conversazione face to face e spero sia per voi interessante quanto lo è stata per me.

Allora: ho iniziato a scrivere al liceo, senza un motivo particolare. Probabilmente perché mi piaceva leggere ed ero affascinato dal mondo della letteratura, quindi mi andava di provare. All’inizio leggevo i classici: Pirandello (lo scrittore che in quel periodo mi ha colpito di più), Wilde, Hesse, Orwell, ecc. Scrivevo quindi con uno stile classico e retorico, per così dire, ed ero dell’idea che ogni scritto dovesse contenere un messaggio, un significato. Finito il liceo ho praticamente smesso di scrivere, se non sporadici pensieri o avvenimenti. Non sapevo cosa scrivere né come scriverlo, quindi né stile né contenuto. Le cose sono cambiate a partire da mie riflessioni sulla scrittura e da due libri che mi hanno regalato: High Fidelity di Hornby e La Versione di Barney di Richler. Questi romanzi mi hanno insegnato che esiste un modo di scrivere più informale e leggero, che può comunque essere coniugato anche ad avvenimenti spiacevoli, dolorosi e via dicendo. La mia riflessione mi ha invece portato a pensare che, quando si era al liceo, si pensava a chi scrive come a una persona dotata di una superiore intelligenza, sensibilità, ecc. Pensa a Baudelaire: il sacerdote del tempio. Quindi: c’è Baudelaire, sull’altare, che spiega a noi, stronzi profani, il significato delle cose. Altra metafora: la visione ottocentesca dello scrittore nella torre d’avorio che osserva, giudica, spiega. Ora, come puoi notare, l’intellettuale scrittore è in alto, mentre il resto della gente è in basso. Lui vede, noi no; lui sa, noi no; lui spiega, noi ascoltiamo. L’idea è che lui abbia il potere, e il compito, di togliere il velo dalle cose, svelandoci un significato profondo, ultimo, assoluto. Bene: stronzata! Secondo me non c’è nessun significato ultimo, né tantomeno mi sento di poter spiegare o peggio insegnare qualcosa a qualcuno. La letteratura è fatta di storie, e le storie sono storie, nulla più. Lo scrittore, oggi, è lo sbronzo che trovi al bar e ti racconta: Bukowski. Scoprendo e divorando Buk questa primavera mi è tornata la voglia di scrivere. È uno sfogo di creatività, è un lasciare libera la mente, è un’avventura. Io leggo perché mi piacciono le storie, mi piace quel processo di costruzione mentale del contesto di una storia, mi piace quando ho un libro sul comodino, lo apro e lascio libera la fantasia. Scrivo per fare la stessa cosa in prima persona, con lo scopo di lasciare spazi l lettore perché vi si infili, ci metta del suo. Credo che lo scopo sia quello di divertire, nel senso etimologico di “portare altrove”, straviare (sì è dialettale ma rende bene). Parto dal realismo sporco per edulcorarlo un po’ e metterci in mezzo particolari magici o surreali. Diciamo che al momento il mio stile è in evoluzione, ma comunque sto raccogliendo delle storie che vorrei pubblicare in una raccolta che vorrei intitolare Storie della Paroxetina. Parto da esperienze reali della vita di tutti i giorni e ci ricamo sopra, ispirato anche da certi film (più che altro per le scelte di montaggio che vorrei riportare allo scritto: tipo i pezzi invertiti alla Pulp Fiction). Diciamo che per il momento sto sperimentando e tutto quello che mi viene in mente cerco di buttarlo dentro.”


Ho strutturato l’intervista in due parti perché ho una chicca da proporvi: su gentile concessione di Giorgio, abbiamo una succosa anteprima che consiste in uno dei racconti che andranno a far parte della raccolta con relativa recensione della sottoscritta. Dopo una dichiarazione d’intenti così, il minimo che potete fare, è dare una sbirciata :)